[Da PROTRUSIONI e invalidanti MAL DI SCHIENA... Alla medaglia ai CAMPIONATI DEL MONDO!]

 

Laura è stata colei che mi ha scoperto. Come Pippo Baudo, potrebbe dire: “l’ho inventato iiiio”.

La mia prima cliente in assoluto.

 

L: “Più volte nel corso degli ultimi tempi mi è capitato di ripensare ai miei inizi con il Kettlebell. Indissolubilmente legati a Roberto. Un incontro, apparentemente, come i tanti che avvengono normalmente in una palestra. Frequentavo un centro fitness da quasi un anno e Roberto mi seguiva con un programma di allenamento, come si usa in tutte le palestre.

Venivo da un anno difficile: diagnosi di protrusioni lombari, busto e fisioterapia per un anno, un dolore costante lungo la colonna e limitazioni nella mobilità e nell’esecuzione di tante semplici operazioni della vita quotidiana.

Ero stanca di vivere una vita che nemmeno mia nonna 98enne vive e la “solita” palestra non mi sembrava sufficiente.”

 

Mi ricordo come se fosse ieri: ero in sala pesi, apre la porta col suo fare impetuoso, vestita super elegante come sempre, alta più di me, occhi spalancati e tono della voce come un trombone:

 

ROBERTO, IO MI SONO STUFATA, TU MI DEVI AIUTARE!

 

Una parte di me sarebbe voluta scappare. Cavolo di tante possibilità, proprio una persona così “incasinata” con la schiena mi doveva capitare?

 

Non ero quello di oggi, non avevo ancora abbastanza esperienza né la sicurezza di poterla aiutare.

La voglia di iniziare a fare il personal trainer, però, era più forte della paura di sbagliare. Mi butto, accetto!!!!

 

Se la sua schiena è malandata, devo riuscire a renderla efficiente, forte e soprattutto devo metterla in condizioni di evitare dolori ricorrenti e tutti questi handicap nella vita quotidiana.

In quel periodo la mia vita professionale iniziava ad abbracciare l’allenamento funzionale ma soprattutto il Kettlebell, un attrezzo che solo a vederlo, se non lo conosci, ti viene il mal di schiena!

Io però, se pur al principio, lo conoscevo, ne ero innamorato, avevo scelto di seguire i migliori per imparare ad usarlo correttamente, anche se solo per me.

 

Gliela sistemo con la ghiria la schiena, deciso!

 

Non è stato affatto semplice, anzi...

 

L: “La mia decisione, naturalmente, non era condivisa dal mio ortopedico e, non nascondo, io stessa ero molto timorosa e scettica verso determinati esercizi che Roberto mi proponeva e soprattutto temevo per la mia schiena l’uso della ghiria che mi sembrava immensamente pesante. Oggi, ripensandoci, sorrido, al ricordo del passaggio dagli 8kg ai 12kg: pensavo di non riuscire a sollevarli! Gradualmente, costantemente, con pazienza e qualche screzio, Roberto mi ha accompagnata in un percorso che è riduttivo definire di allenamento: è stato un percorso di vita che mi ha avvicinata ad uno sport che oggi è parte delle mie giornate”.

 

 

Più di un volta le nostre energie si sono scontrate con accesi diverbi e lezioni chiuse a metà: ROBERTO, STAVOLTA MI HAI FATTO INCAZZARE... dileguandosi a passo svelto!

 

Che rabbia certe volte!!!

 

Un passo alla volta poi, passano mesi, anni, a lei spariscono sia i dolori che le paranoie, io divento sempre più ferrato in materia, le propongo l’agonismo!

 

Carattere forte lo aveva, tigna al punto giusto pure, con i kettlebell era brava e soprattutto aveva una naturale predisposizione per lo SNATCH, un esercizio da gara che consiste nel far oscillare la ghiria in mezzo alle gambe e poi farla volare fino a portarla sopra la testa.

 

 

 

Praticamente il movimento più sbagliato che si possa immaginare per chi ha varie protrusioni sulla colonna... SE NON SAI COME USARE UN KETTLEBELL!

 

Due anni fa dunque, la butto nella mischia insieme agli altri atleti della mia squadra e fa il suo esordio nel Kettlebell Lifting.

 

Niente di eclatante al livello del risultato, però, in quella competizione le si è accesa una lampadina. Non l’avrebbe mai pensato ma l’esperienza agonistica la stimola, la fa sentire viva, piena di energia. L’obiettivo, il percorso da compiere per raggiungerlo, il potersi sentire sportiva, atleta, anche se non più giovanissima, sono tutte cose che accendono un motore inimmaginabile.

 

Nel giro di un anno, dalla scampagnata con la scusa della gara, i numeri salgono, da essere l’ultima arrivata diventa una delle mie punte di diamante.

 

Se è vero che ha poca esperienza agonistica è altrettanto vero che rispetto agli altri del mio team lei mastica questo attrezzo da più tempo, da almeno 5 anni!

 

Lo Snatch poi, più degli altri esercizi, ha bisogno di molte “mila ripetizioni” per essere interiorizzato, per poter incrementare i risultati.

Questa è stata, tra le altre cose, la nostra carta vincente.

 

Neanche due mesi fa, infatti, una gara bellissima agli ultimi campionati italiani: con 146 ripetizioni e un kettlebell da 16 kg, Laura si guadagna di diritto il posto in nazionale e la qualificazione ai campionati del mondo a Torino.

 

Ormai è partita, non la ferma più nessuno, nell’ultimo mese di preparazione migliora in allenamento il suo personale di quasi 20 ripetizioni, tantissimo.

 

 

Arriva così il 29 ottobre, vestita degli abiti azzurri del team Italia sale in pedana.

Fa TUTTO quello che deve fare anzi, di più.

Alla fine dei 10’ spara ben 169 ripetizioni valide (più 4 no count), tantissime!

 

Le valgono la MEDAGLIA D’ARGENTO

il secondo posto al mondiale nella categoria Veterans, stupendo!

 

 

Un traguardo che ripaga 5 anni di lavoro

 

Dal curare una problematica importante a curare un dettaglio tecnico per fare qualche ripetizione in più, dal fare una scommessa a vincerla.

Una scommessa vinta da entrambi, un rischio corso sia da me che da lei un bel po’ di tempo fa:

Io accettando una sfida cosi sopra le mie possibilità, Laura decidendo di seguirmi con fiducia.

 

 

Quando si vuole ottenere qualcosa bisogna USCIRE dalla zona di comfort, bisogna allacciare il paracadute e buttarsi, metterci testa e cuore.

 

Il risultato di Laura è la dimostrazione che NON ESISTE capolinea, non esiste il fatto di aver passato il momento, di aver perso il treno.

 

Sono TUTTE BALLE che ti racconti.

 

Non significa che dobbiamo tutti gareggiare, nulla di tutto ciò.

E’ solo un esempio, il suo esempio. A te può servire altro senza dubbio ma NON ti serve né piagnucolare né lamentarti in modo sterile, senza AGIRE.

 

Durante i colloqui che ho con i miei potenziali clienti dico sempre che bisogna essere in due, insegnante ed allievo, entrambi focalizzati e concentrati sul DOVE vogliamo andare, CHI vogliamo essere o diventare.

 

NON perfetto, anzi, devi solo DESIDERARE ardentemente di migliorare, FARTI GUIDARE con fiducia, accettando spesso di fare cose che pensi fuori dalla tua portata.

 

Far volare in aria un pezzo di ghisa di 16 kg per 169 volte, in 10’ senza mai fermarsi, con le protrusioni sulla colonna vertebrale... ASSURDO NO?

 

Invece no, perché è stato fatto gradualmente, con i tempi giusti, sperimentando, facendo a volte anche cazzate, correggendo, impegnandoci entrambi, perché entrambi volevamo vincere, non la medaglia ma la nostra sfida:

 

BASTA MAL DI SCHIENA ma soprattutto BASTA SENTIRSI MENOMATI!

 

La competizione è il motore, il pretesto per crescere, per impegnarsi maggiormente.

 

Il medico che le sconsigliava i pesi, le barriere, i luoghi comuni, a volte pure chi le vuole bene ha provato ingenuamente a fermare questo processo.

 

“Ma che gareggi a fare”

“Alla tua età”

“Poverina la tua schiena con quel carico”

 

TUTTE CHIACCHIERE, Laura oggi sorride, si gode il risultato, la sua salute e sul treno a ritorno mi dice....

 

“VOGLIO FARE 200 LA PROSSIMA VOLTA!”

 

LI FAREMO!!!!!

 

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